Quasi una persona su due, in Lombardia, oggi dice “no” alla donazione di organi. Secondo i dati più aggiornati del Sistema Informativo Trapianti, che monitora dal 2002 le dichiarazioni dei cittadini italiani rilasciate presso gli uffici anagrafe comunali o le Asl sul territorio, dei 718mila lombardi che si sono espressi sulla questione nei propri comuni nel corso dell’anno corrente, circa 300mila si sono detti contrari (41,7%). Un fronte del no in crescita, che ha visto le proprie fila ingrossarsi di oltre il 10% negli ultimi cinque anni, con un progressivo che si attesta sul 33% se si considerano le dichiarazioni raccolte a partire dal 2012. A fare le spese di questa tendenza in negativo sono le oltre 8.500 persone attualmente in attesa di un trapianto, con i tempi che rischiano di dilatarsi oltre la media già non troppo incoraggiante di 1,6 anni – Il fegato risulta l’organo più immediatamente disponibile, mentre per un trapianto di intestino l’attesa media è di oltre 5 anni. “Ci siamo messi in contatto con i comuni della provincia per cercare di delineare un quadro quanto più plausibile delle cause di questa reticenza” – spiega Felice Riva, consigliere Aido nella sezione provinciale di Milano – “Le risposte sono state pressoché identiche: il problema è poco conosciuto. C’è una carenza diffusa di informazione sul territorio, le persone che si presentano all’ufficio anagrafe vengono colte alla sprovvista. Il tasso di rifiuto è preoccupante, ma non è da sottovalutare nemmeno il numero di chi decide di non esprimersi, che è intorno al 40%. Il nostro impegno deve essere volto alla sensibilizzazione e a un’informazione quanto più possibile preventiva e capillare”. In tutta la Martesana i numeri dei consensi e dei rifiuti alle donazioni riflettono in modo frastagliato la tendenza regionale e provinciale: a Gorgonzola e Inzago il fronte del “no” si attesta intorno al 33%, mentre supera il 40% a Grezzago (42,7%), Melzo (40,5%) e Pioltello (50,7%). I rifiuti più contenuti si registrano a Cassano d’Adda (24,4%), Cernusco sul Naviglio (28,4%), Cambiago (29,1%) e Bellinzago (29,4%). “Non è da escludere” – conclude Riva – “che ci sia un’incidenza maggiore nei comuni con una ingente concentrazione di cittadini di origine straniera o comunità immigrate, che spesso si trovano di fronte a barriere linguistiche e informative difficili da appianare”.
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