Daspo urbano in Martesana? I sindaci ne parlano con Radar

La chiamavano la “Stalingrado d’Italia”, perché dal Dopoguerra in poi era stata governata solo da giunte di centro sinistra. Poi a Sesto è arrivato il sindaco di Forza Italia Roberto Di Stefano (nella foto sopra) ed è cambiato tutto. Prima ha fermato il progetto di costruzione di una moschea, poi, l’estate scorsa, ha emanato un provvedimento di Daspo urbano. Nell’ordinanza, firmata d’intesa con l’assessore alla Sicurezza Claudio D’Amico, si elenca una lunga serie di divieti: è vietato, quindi, “praticare commercio illegale e abusivo, mendicare e porre in essere qualsiasi forma di accattonaggio, bivaccare negli spazi pubblici, nei giardini, all’esterno di esercizi pubblici e commerciali ed in tutti i luoghi frequentati dai cittadini, consumare alcol, espletare bisogni fisiologici a cielo aperto, intralciare il libero transito e molestare i cittadini, in particolare donne e anziani”. In due giorni, il sindaco ha emanato 6 Daspo. La misura, bisogna chiarirlo, viene richiesta dal sindaco ma deve essere approvata dal Prefetto. A Sesto San Giovanni sono arrivati pure i militari che si sono insediati nelle piazze più “calde”, piazza Primo Maggio, e Sesto Rondò. Radar ha quindi deciso di parlare con i sindaci della Martesana per capire se il Daspo verrà utilizzato anche altrove.
Le opinioni dei primi cittadini in edicola sul numero di Radar, prevale la voglia di dialogare e di non essere sceriffi. Qui quanto dichiarato da Angelo Stucchi a Gorgonzola: “In un certo senso siamo stati precursori del Daspo. Era il 2015 quando l’allora ministro dell’Interno Angelino Alfano convocò i sindaci al Viminale per annunciare il disegno di legge sulla sicurezza urbana. Contro i reati e il degrado, Alfano decise di dare più poteri agli Enti locali e alle Forze di polizia, e di valorizzare i comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica. Proprio in quel periodo noi eravamo alle prese a Gorgonzola con una famiglia Rom che faceva l’elemosina al mercato e davanti alla chiesa. Avevano un atteggiamento un po’ aggressivo e ci arrivarono molte segnalazioni, soprattutto da anziani. Così decidemmo di intervenire, proprio facendo nostra la nuova norma.  La famiglia rom fu dunque allontanata: in consiglio comunale spiegammo che eravamo il secondo comune in Italia ad applicare la misura e ci presero in giro. Ci dissero che tanto non avrebbero mai pagato la sanzione prevista, ma noi rispondemmo che lo sapevamo bene. Ci siamo poi fatti dare i soldi presi con le minacce e li allontanammo. Il punto è agire su due fronti: da un lato garantire la sicurezza dei cittadini, dall’altro anche tener conto delle persone che ci troviamo di fronte. Se dovessero ripresentarsi situazioni così estreme, saremmo disposti a riprendere il Daspo ma sempre incarnandolo nell’identità gorgonzolese, cercando insomma di tessere relazioni con le persone che vivono un disagio, restando però fermi. Cercheremmo prima di mediare, facendo leva sul grande patrimonio di solidarietà e associazionismo che abbiamo a Gorgonzola, ma senza retrocedere sulla sicurezza”.

 

Autore dell'articolo: Settimanale Radar