Sono sempre più frequenti, nei canili della zona, scene come quelle che Radar aveva raccontato a luglio. Elisa Cezza, responsabile dell’Ufficio Diritti degli Animali a Gorgonzola, era stata costretta a chiamare i carabinieri a Segrate, nel canile dove è operatrice, per via della presenza insistente di un uomo che voleva riavere il cane che era ospite da un anno nel rifugio dopo essere stato accalappiato in seguito a un intervento dei carabinieri di Sesto San Giovanni. “Il fenomeno dei sequestri e dei rinvenimenti di cani appartenenti a specifiche tipologie (come molossoidi, terrier di tipo bull e simil Pastore Belga Malinois) nei contesti di degrado urbano, occupazioni abusive e piazze di spaccio, rapine e aggressioni, fa emergere una falla strutturale e burocratica gravissima: l’intestazione di animali a soggetti fantasma” spiega ora la sezione milanese della Lega Nazionale per la Difesa del Cane. Le verifiche anagrafiche e i controlli incrociati effettuati dai Comuni e dalle ATS in occasione di sequestri o interventi delle Forze dell’Ordine evidenziano una realtà allarmante. Spesso ci si trova di fronte a intestatari che, all’atto del controllo o dell’intervento di recupero dell’animale, risultano non avere mai avuto una residenza anagrafica in Italia, disponendo unicamente di un domicilio fiscale dichiarato alle questure, ottenuto a seguito di fotosegnalamento, oppure appoggiato presso centri d’accoglienza. Il nodo critico: come è possibile intestare un animale a chi non ha una residenza verificabile? La domanda che istituzioni, autorità sanitarie e operatori del settore devono porsi con urgenza è netta: come è possibile consentire la registrazione e l’intestazione di un cane e di relativo microchip a persone che non possiedono una posizione regolare?
Proprietari di ritorno
Il lungo lavoro su questi animali, che arrivano dai Comuni ormai quasi unicamente da contesti socialmente critici, innesca una complessa “emergenza gestionale” che nelle fase successiva peggiora. “Dopo mesi o addirittura anni di totale incuria – periodo durante il quale l’animale è stato accudito nella struttura con la quale il Comune è convenzionato – queste persone si presentano presso la stessa, talvolta accompagnate da gruppi di ‘conoscenti’, per pretendere la restituzione del cane. Si tratta di dinamiche estremamente difficili da gestire per il personale in servizio, che si trova esposto a pressioni e minacce. Non è raro, purtroppo, che queste situazioni di alta tensione richiedano il tempestivo intervento delle forze dell’ordine per garantire la sicurezza del personale” si legge nel comunicato. “ANCI Lombardia sta esaminando la problematica valutando di interessare altri Enti che possono essere coinvolti” spiega Elisa Cezza.
Cosa serve
Queste le richieste della Lega Nazionale per la Difesa del Cane
1. Rigore nelle registrazioni: vincolare l’intestazione dei microchip e la registrazione anagrafica degli animali a requisiti di residenza regolamentari, certi e verificabili, impedendo che domiciliazioni fittizie diventino uno strumento per eludere le responsabilità civili e penali.
2. Criteri di idoneità stringenti: introdurre parametri severi per la detenzione di animali in contesti socialmente critici.
3. Tracciabilità della filiera e tutela degli operatori: smantellare il mercato sommerso di questi cani e garantire la sicurezza di chi lavora nei canili, i quali non possono e non devono diventare il terminale di gestione dell’ordine pubblico per situazioni di illegalità diffusa. I cani sono le prime vittime di questo sistema: usati come accessori in contesti di illegalità, pagano il prezzo più alto. La sicurezza dei nostri territori e il benessere animale richiedono un intervento sistemico immediato, capace di distinguere tra detenzione responsabile e uso strumentale e delinquenziale dell’essere vivente.






