Mapal, addio a quaranta posti di lavoro?

La Mapal, azienda metalmeccanica di via Monza a Gessate da oltre trenta anni, ha deciso di delocalizzare la produzione in Germania. Una pessima notizia per quaranta lavoratori che vanno verso il licenziamento, con una dura presa di posizione da parte della FIOM CGIL: “Quando siamo stati informati delle intenzioni aziendali, non solo abbiamo espresso tutta la nostra contrarietà a un’operazione che cancella posti di lavoro e mette a repentaglio il futuro del sito di Gessate, ma abbiamo proclamato uno sciopero che ha registrato un’altissima adesione tra i lavoratori” fanno sapere dal sindacato. Ovviamente diversi i toni dei dirigenti della Mapal che sottolineano la permanenza sul suolo italiano dei servizi di assistenza clienti e consulenza tecnica.

“Scelte strategiche”

L’azienda, che si occupa di realizzare utensili di precisione per la lavorazione dei metalli, sostiene che tutto rimarrà invariato per i clienti italiani e che “solo” la produzione si sposterà altrove. L’Italia rimane un “mercato strategico” ma “dobbiamo allineare le nostre strutture industriali in modo da rimanere economicamente sostenibili, efficienti e competitivi nel lungo termine” ha detto il presidente Jochen Kress. I siti tedeschi della produzione sembrano dare più certezze nel lungo periodo.

“Il nostro obiettivo è condurre il processo in modo responsabile, trasparente e conforme ai requisiti legali applicabili. Stiamo coordinando i prossimi passi a stretto contatto con i rappresentanti e le autorità dei dipendenti competenti” dice l’ad Conrado Couto Diniz.

“Serve investire, non licenziare”

“Rifiutiamo la logica della contrapposizione tra lavoratori e siti. Non servono licenziamenti, ma investimenti in innovazione e ricerca che puntino alla diversificazione dei prodotti, salvaguardando i posti di lavoro – attacca il sindacato – È con questa posizione che ci presenteremo ai prossimi appuntamenti per discutere con l’azienda non di delocalizzazioni, ma di mantenimento dell’integrità del sito di Gessate”.

Autore dell'articolo: Settimanale Radar