Coronavirus. Max dimesso torna a casa: “In troppi pensano: a me non può capitare”

Un’intervista insolita. Al telefono. Insolita perché è stata fatta al telefono, certo, ma insolita anche perché non si sarebbe potuta svolgere in modo differente. Il gorgonzolese Massimiliano Papagni, infatti, è stato ricoverato per diversi giorni in una stanza del reparto di pneumologia dell’istituto clinico Humanitas di Rozzano dov’era quando lo abbiamo intervistato, reparto ora convertito in assistenza ai malati di Coronavirus. Massimiliano è stato dimesso martedì e ora sta bene, per lui è come essere “fuori dall’inferno”. Il fisico ha risposto bene, aiutato da una forte motivazione. Ma andiamo con ordine.Ciao Massimiliano, non saprei neppure come iniziare questa intervista.
“Io inizierei così: sembra sempre tutto molto lontano da te finché questo non decide cosa fare, ti tocca e cambia proprio la tua vita. Mi sento bene, è quasi andata. La strada, ora, è veramente in discesa”.Cosa pensi di questo coronavirus?
“Sarò sincero. A me sembra che sia stato preso un po’ sottogamba finché non sono arrivati i morti in casa nostra. Il mio mondo esterno da tre settimane è la televisione però mi pare di capire che in troppi pensino: a me non può capitare. Invece può capitare. Può capitare a tutti, facendo gli scongiuri del caso”.Cosa si può fare secondo te?
“Una cosa soltanto. Bisogna cambiare lo stile di vita altrimenti questa malattia andrà avanti ancora per molto. Io penso che ognuno sia mosso dalla propria coscienza ma bisogna agire in modo più risoluto se per troppi non esiste il buon senso: se la gente non ascolta le regole, neppure la sua coscienza parlante, chi governa deve agire con più risolutezza. Poi bisogna tenere duro, avere pazienza e forza, pregare e sperare che le cose vadano bene”. La lunga intervista completa in edicola

Autore dell'articolo: Settimanale Radar