Panino a scuola. Le paure dei Comuni.

La patata bollente ce l’ha per le mani solo Truccazzano. Almeno per ora. Nel resto delle scuole della Martesana ancora tutto tace e forse qualcuno, tra le fila delle amministrazioni comunali, spera che il passaparola non si scateni. La questione “Panino a scuola” infatti fa paura, più che ai genitori, soprattutto ai Comuni. Un rapido giro di telefonate ai presidi delle scuole medie ed elementari della zona ci ha rivelato che, per il momento, il problema panino non si è ancora manifestato. A Pessano, la dirigente scolastica Monica Meroni dice: “Prima di fare qualunque cosa dobbiamo avere indicazioni dalla Regione. Al momento ho allertato i membri della commissione mensa ma non sappiamo ancora niente”. A Gessate, l’assessore Marianna Calenti dice che per ora non è arrivata nessuna richiesta dai genitori e il preside Umberto Pesce afferma: “Stiamo intanto lavorando in strettissimo contatto con le amministrazioni di Cambiago e Gessate per capire come eventualmente agire”. Stessa cosa a Bussero, dove la neo insediata Anna Maria Leo per il momento non ha sentore di richieste o problematiche. Carlo Scarsciotti, presidente di Angem, associazione nazionale delle aziende della ristorazione collettiva: “Nei refettori il bambino non può mangiare: nelle mense si mangiano i piatti cucinati dalle aziende. Non possiamo essere responsabili di pasti prodotti da altri e consumati nei locali gestiti da noi. Il Comune deve attrezzare locali diversi dai nostri”. In pratica: che cosa succede se un bambino allergico al latte mangia la mozzarella del panino del compagno? Se questo “incidente” avviene in mensa, di chi è la responsabilità? Ecco perché, tornando a monte, i Comuni sperano che la mina non esploda e che i genitori restino tranquilli. Certamente, immaginiamo, c’è anche la questione costi: un’azienda che produce cento pasti ammortizza, grazie alle rette, i costi del personale per prepararli. Ma se i pasti che deve preparare sono, poniamo, dieci?

Autore dell'articolo: Redazione