Caso affidi, Bomparola in esclusiva a Radar: “Allarme lanciato vent’anni fa”

L’ennesima storia di abusi e di figli allontanati dalle famiglie ha avuto, questa volta, uno sviluppo inaspettato. A Bibbiano, un comune della Val d’Enza in Emilia, la procura ha messo sotto accusa assistenti sociali esperti e sindaci per aver messo in piedi un sistema per allontanare alcuni minori dalle loro famiglie al fine di mandarli a centri o ad altre famiglie, procurandosi anche illeciti guadagni.
Per chi ha buona memoria un film già visto. Tra questi c’è l’avvocato gorgonzolese Guido Bomparola, 59 anni, che nel corso della sua professione si è trovato più volte ad affrontare casi di presunti abusi sessuali.

“Il caso più eclatante, più emblematico è stato quello di Angela Lucanto che ha creato un crepa nel muro della giustizia – racconta l’avvocato Guido Bomparola – Lo ricordo ancora adesso e mi vengono i brividi. Un padre era accusato di aver violentato la figlia e la cugina, un crimine spregevole. All’epoca chi veniva colpito da un sospetto di quel genere era già condannato dall’opinione pubblica”.

Quando lei si è avvicinato a quel caso riteneva Lucanto innocente o aveva come obiettivo quello di ottenere una condanna non troppo pesante?
“Mi definisco il pubblico ministero del mio cliente. Lui deve convincermi. La prima cosa che faccio è farmi raccontare la storia e ci si accorge subito se uno racconta o no la verità. L’avvocato è uno che deve saper ascoltare perché prima o poi la contraddizione rivelatrice arriva”.

Nel caso di Lucanto?
“In quel caso c’erano degli elementi che studiati in modo sereno, in modo distaccato, portavano a dire che l’accusa era incredibile. Quando persone presunte abusate raccontano di esserlo da 10 anni, nelle condizioni più drammatiche e ci troviamo di fronte a una ragazza in condizioni integre, qualche domanda sorge spontanea. Se racconta di essere stata violentata sempre da tre persone, sempre insieme, e una di queste, nel periodo indicato, era a New York, beh qualcosa non torna.
Dal caso Lucanto a quello della bassa modenese, il filone di Reggio…
“Reggio è un altro di quei processi che fanno rabbrividire per come erano state condotte le indagini. Sono stato chiamato ad assistere due zii dell’accusatrice e il nonno. Le accuse erano cadute anche su don Giorgio Govoni, che però nel frattempo era morto di infarto. Erano persone che avevano già subito un processo giunto fino in Cassazione con una sentenza di condanna. Erano già marchiati come pedofili”.

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Autore dell'articolo: Settimanale Radar