La storia di Marco, ex dipendente della Nokia-Jabil: “Vivo facendo fotografie”

Quando ci pensa, ancora si commuove. “I miei ex colleghi, con cui sono ancora in contatto, mi hanno detto che hanno quasi demolito tutto. No, non ci riesco ad andare a vedere. Mi fa troppo male”.
Questa è la storia di Marco. Ex dipendente della storica Gte, poi Italtel, poi Siemens, poi Nokia. Poi chiusa. Poi vuota per anni. Ora quasi del tutto abbattuta (resta solo la torre).
È la storia di un perito elettronico che ci ha lavorato per decenni, che poi è stato licenziato e che ora è senza lavoro. Troppo giovane per andare in pensione, troppo vecchio per essere competitivo sul mercato.
Reddito di cittadinanza? Negativo. Non è sufficientemente povero per averne diritto, anche se un lavoro e uno stipendio non li ha. Questa è anche la storia di un’epoca che si chiude: quella di uno stabilimento che è stato l’eccellenza delle telecomunicazioni in Europa e che poi è miseramente franato sotto i colpi di continui passaggi di proprietà e di esternalizzazioni.

Lui si chiama Marco Levi. Oggi ha 59 anni. Fu assunto nel 1982, quando ne aveva 22, come perito elettronico alla Gte di Cassina de’ Pecchi. Faceva circuiti stampati. Viveva a Milano, tutti i giorni prendeva la metropolitana e arrivava fino alla ditta. “Era una città – racconta – era come entrare in un’altra dimensione. Era una cosa bellissima”. Quando ne parla, ancora si emoziona. Ti fa pensare che non era un semplice posto di lavoro. Era una specie di orgoglio: lavoravi per la più grande azienda di telecomunicazioni d’Europa. Era quasi un’identità. C’era la mensa, c’erano gli uffici, c’erano centinaia di colleghi. C’era il reparto progettazione e quello della produzione. C’era un’ondata di giovani operai che si erano insediati nella piccola cittadina, popolandola da tutta Italia. Dalla Sicilia, con l’accento inconfondibile dell’immigrato del sud, ma anche dal Nord.
“A demolire ci si mette poco – dice tra sé – a costruire invece ci si mette una vita”.

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Autore dell'articolo: Settimanale Radar